In questo blog avevamo già pubblicato un post alla conclusione della prima parte della seconda stagione, in cui esprimevamo le nostre perplessità riguardanti l’andamento tortuoso che stava prendendo la serie, augurandoci un rinsavimento degli autori.

In parte c’è stato, ma solo in piccola piccolissima parte.

La seconda stagione è lontana anni luce dalla lucida, tremenda bellezza della strada di vendetta così ben rappresentata nella prima: si fa sempre più tortuosa, con cambi di casacca dei personaggi inesplicabili e inspiegati. Peccato, la perfidia consapevole della protagonista ci aveva appassionato nella prima stagione, ma qui si perde in mille intrighi, poco chiari e con i personaggi dai comportamenti non coerenti.

Insomma, potevano fare di più.

Voto complessivo seconda stagione 6/10 tendente al 5…

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ImageSi è conclusa la terza stagione del Trono di Spade e la serie ha confermato quanto già ammirato e/o odiato nelle prime due.

Grandi personaggi, trame avvincenti, misteri imperscrutabili, giochi di potere (o di troni), il tutto in tante storie separate che avanzano in parallelo. Anche se… qualcosa inizia (molto lentamente) a convergere e qualche personaggio, fino ad ora separato dagli altri, arriva perfino ad intrecciare la propria storia con quella di altri.

Grandi colpi di scena sono però leggermente annacquati in questo flusso di storie frammentarie e continue, che fanno sì che molte puntate sembrano quasi un interludio prima del climax dell’episodio successivo (che non è detto che non sia un’altra puntata interlocutoria).

Insomma, è un’ottima serie, con il suo velo ambiguo che separa bene e male, lucidità e follia, potere e onore, famiglia e gloria personale. Però ho il vago sospetto che nei libri, non costretti a comprimere le vicende in un’ora di trasmissione, tutto ciò renda meglio.

Voto complessivo 7/10

Mireille Enos in una scenaLa terza stagione della serie è appena cominciata, mentre ci fanno notare che la recensione della seconda non è ancora apparsa su questo blog.
Che dire, la seconda stagione integra e conclude le vicende della prima, cambiandone di poco l’atmosfera, sia dal punto di vista meteorologico (a Seattle piove sempre, anche se i protagonisti sembrano non accorgersene) sia dal punto di vista della narrazione: politica che entra nel quotidiano, il dovere di scoprire la verità a tutti i costi, l’ineluttabilità della tragedia.
Grandi attori guidano lo spettatore attraverso i molti colpi di scena presenti nelle indagini della seconda stagione, fino alla grande rivelazione finale.

Proprio quando sembra che possiamo tirare un sospiro di sollievo perché la stagione si è conclusa e non dobbiamo più angosciarci per il dramma che ogni personaggio sullo schermo vive (ce ne fosse uno tranquillo in questo telefilm!), ecco che siamo pronti per la terza stagione, la cui prima puntata (un doppio episodio da pelle d’oca) ci fa capire che non abbiamo proprio motivo per stare tranquilli.

Prepariamoci dunque a vivere un’altra stagione insieme alle vicende di Sarah Linden (interpretata da Mireille Enos) e di Sthephan Holder (Joel Kinnaman).
E teniamo un antiacido per lo stomaco a portata di mano.
Voto complessivo 8/10

La grande bellezza di Paolo Sorrentino

Pubblicato: 7 giugno 2013 in 9/10, film
Fotogramma dal film

Toni Servillo in un fotogramma del film; sullo sfondo l’acquedotto Felice a Roma

Impossibile pensare di ambientare questo film in una città diversa da Roma.

La città più bella del mondo, ma anche la più caotica e la più indolente, la più suasiva e la più sfuggente, la più mondana e la più isolante e estraniante, che può irretire con i suoi tramonti, con i suoi profumi, con le sue feste sboccate e i suoi party ingessati, dove una spogliarellista può trovarsi a fianco di un Cardinale, senza che nessuno dei due lo trovi strano.

Che meraviglia questo film, un viaggio nella decadenza e nell’apparenza, dove è meglio non dire esattamente quello che si pensa, perché potrebbe essere terribile e conviene vivere una vita di eccessi alternati a momenti di intima contemplazione delle antiche bellezze di questa città, che possono calmarti e darti pace: per non ridurti in macerie puoi contemplare dei ruderi.

Solo qualcuno al dal di fuori delle nostre vite può ricordare dove può essere la vera grande bellezza.

Una parola sul grande cast, attori (e non) italiani (e non) all’apice della loro bravura! Sorprendenti!

voto complessivo 9/10

House of Cards

Pubblicato: 24 maggio 2013 in Uncategorized
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ImageHouse of cards, un castello di carte. Quello che il protagonista di questo sceneggiato americano, interpretato magistralmente da Kevin Spacey, costruisce a Washington, nei palazzi del potere. Le carte che piazza sono dunque piccoli tasselli di politica, fatta da chi non ha paura di sporcarsi le mani, anzi, non vede altro modo per condurre i giochi.

La prima stagione è costituita da 13 episodi che il canale a pagamento Netflix ha messo a disposizione tutti in una unica giornata, a beneficio degli appassionati delle “maratone” di serie televisive.

La serie merita di essere vista, sia perché è interpretata da attori di innata bravura, sia perché la trama è avvincente e ricca di colpi di scena, sia perché analizza aspetti della politica americana da un punto di vista nuovo.

Il giusto mix di politica e dramma vi inchioderanno davanti al teleschermo e non riuscirete a decidervi su quale sia il personaggio dal comportamento peggiore.

voto complessivo 9/10

Oblivion

Pubblicato: 24 maggio 2013 in Uncategorized
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Un appassionato di fantascienza forse troverà questa storia non originalissima, però ritengo che resterà generalmente soddisfatto dal film.

Azione, effetti speciali, colpi di scena, approfondimenti psicologici hanno ognuno la loro giusta parte, rendendo il film equilibrato, né troppo lento nelle parti in cui i protagonisti riflettono sulla loro vita, né troppo ansiogeno nelle scene di combattimento.

Forse questo equilibrio è proprio quello che rende poco speciale questo film: manca quel quid che lo renda una storia epica.

Non siamo quindi di fronte al nuovo Star Trek o al nuovo Guerre Stellari (o Star Wars, come lo chiamiamo ora), ma questo film due orette di distrazione te le fa passare. Nonostante il 75 per cento del film sia occupato dalla faccia di Tom Cruise.

voto complessivo 7/10

Django Unchained

Pubblicato: 11 febbraio 2013 in 6/10, azione, cinema, dramma, film, western
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django unchained

Però, che particolare questo film preparatorio per Kill Bill. Tarantino deve averlo girato molti anni prima di Kill Bill, deve averlo tenuto nel cassetto e fatto uscire adesso per far capire quale è stata la genesi del suo capolavoro.

Come dite?

Non lo ha girato prima?

È il suo ultimo film, appena uscito?

Ma, ma, ma…

Ma il tema è lo stesso (la vendetta, che poi è il tema principale di quasi tutti i suoi film)! solo che ha molte meno idee, il pulp è veramente ridicolo, è inutilmente lungo, manca della raffinatezza di Kill Bill, della profondità psicologica dei personaggi! Sembra un omaggio a Tarantino fatto da un regista che ha trasportato le tematiche care al buon Quentin (appunto la vendetta, il pulp, le frasi taglienti, l’onore, l’ironia) in un’ambientazione Western accidiosa e indolente (ci troviamo poco prima della Guerra Civile, se non vado errato).

In pratica è un film che non ci dice nulla che Tarantino non ci abbia già detto, in più in un contesto, quello western, che ispira più alla contemplazione di lande desolate, che all’azione.

Nota positiva è la recitazione di Christoph Waltz e di Leonardo Di Caprio, due mostri di bravura, anche e soprattutto se confrontati alla performance di Jamie ho-sempre-la-stessa-faccia Foxx (il protagonista).

Insomma, un film di Tarantino va comunque visto, pur essendo preparati a non vedere un capolavoro o un film innovativo o delle idee nuove e brillanti: insomma è come mangiare un buon brodo di dado dopo averne mangiato uno di carne cucinato come ricetta recita.

Voto complessivo 6/10