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Revenge

Pubblicato: 20 dicembre 2012 in 6/10, 8/10, dramma, recensione, telefilm
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revenge

Immaginate di essere una dolce bambina che vive con il papà e a cui viene fatto un torto gravissimo che vi getta nella più profonda disperazione. Fatto? Una volta diventata grande e ottenuti i mezzi necessari non vorreste farla pagare a chi quel torto lo ha causato?

Beh, non so voi, ma la protagonista di questo telefilm americano (che è Emily Van Camp, che ha recitato anche in Brothers and Sisters) ci prova.

Vagamente e molto liberamente ispirato alla storia del Conte di Montecristo di Dumas, questo serial, il cui titolo dice già tutto, parla di vendetta. Di vendetta che va consumata fredda, studiata e ponderata.

Ma vendicarsi vuol spesso dire scendere allo stesso livello di chi ha la colpa originaria, cercando di ripagarlo con la stessa moneta e spesso la protagonista si troverà a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni: sarà pronta ad andare fino in fondo?

La prima stagione è molto bella e perfidia e colpi di scena sono sapientemente mescolati. A metà strada la trama sembra un po’ sfilacciarsi, quasi come se gli sceneggiatori, sorpresi dall’enorme successo dello sceneggiato, per prolungarne la durata, abbiano dovuto allungare la storia, inventando particolari un po’ slegati dal resto delle vicende. Verso la conclusione della prima stagione la trama si riprende e si conclude magistralmente.

Nella seconda stagione, giunta ormai al termine della mid-season, gli autori sembra che vogliano strafare e ad ogni puntata succede tutto e il contrario di tutto, e non sai più chi sia il buono, chi sia il cattivo, chi sia il buono che si finge cattivo o il cattivo che si finge buono che si finge cattivo. Insomma: si fa confusa.

Speriamo che al riprendere della stagione la rotta venga ritrovata per regalarci un grande vendicativo finale.

Voto prima stagione 8/10

Voto seconda stagione (prima parte (6/10)

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l'uomo di marketing e la variante limoneSarà che molte delle battute mi erano state anticipate dagli amici che mi avevano consigliato questo libro, ma non l’ho trovato divertente come mi era stato preannunciato.

Le decisioni sulla campagna pubblicitaria da intraprendere per un nuovo prodotto vengono disegnate in maniera talmente inverosimile, che è difficile per un profano coglierne l’ironia.

Anche i siparietti dedicati alle battute durante l’ora di pranzo, al di là della battuta, sono troppo esagerati.

Unica nota positiva, la lunghezza, anzi la brevità, che ti permette di leggerlo mentre aspetti che parta il treno, strappandoti qualche sorriso.

Forse è un po’ troppo anni ’90, che non sono ancora tornati di moda.

Voto complessivo 6/10

Tyrannosaur

Pubblicato: 15 febbraio 2012 in 9/10, donna, dramma, film, recensione, violenza

Film inglese, uscito l’anno scorso, ma che in Italia non è ancora arrivato (e ringraziamo perciò gli amici che vanno in vacanza a Londra e ci consentono di vederlo).

Drammatico, ma bellissimo, il film parla di violenza. Della violenza quotidiana, quella che facciamo giorno dopo giorno alle persone con cui viviamo, usando parole aspre invece di parole di affetto; della violenza in famiglia, espressione di una rabbia nei confronti della nostra squallida vita; della violenza che facciamo a noi stessi, annientando le nostre cellule cerebrali con l’alcol e con la furia verso gli altri; della violenza contro le donne, mai abbastanza indagata nelle sue molteplici, evidenti manifestazioni.

Tre storie che si intrecciano, due cani, due attori spettacolari (Peter Mullan e Olivia Colman), uno scenario di cittadina del Regno Unito (dall’accento, a volte difficile, direi a nord di Londra) sono i protagonisti di questa discesa verso l’inferno e dei tentativi per uscirne.

Da vedere, con una mano sullo stomaco.

Voto complessivo 9/10

Hugo Cabret

Pubblicato: 9 febbraio 2012 in 3D, 4/10, cinema, film, recensione

Avrei dovuto sospettare che questo film, che la critica ha salutato come il miglior film Natale, avesse qualche cosa che non andava, dato che non è uscito a Natale.

Possiamo dire che è un brutto film? Forse è esagerato dirlo perché le immagini sono comunque molto evocative e il 3D è ben fatto (anche se non aggiunge nulla alla storia), ma la storia non ha né capo né coda.

Si tratta di una favoletta, che vuole essere un omaggio al cinema, senza senso, in cui lo scopo della quest del protagonista bimbo voglioessereDavidCopperfiled (che deve aver fatto un corso dai mangaka giapponesi per tenere gli occhi così sgranati) non viene nemmeno spiegata.

Andate a vederlo solo se siete fan di Sacha Baron Cohen (irriconoscibile) e se volete sbadigliare un po’ o se avete dei bambini (purché non siano impressionabili nel vedere un bimbo solo e mezzo vagabondo) che magari non si fanno troppe domande sugli intrecci di una storia e amano vedere belle immagini.


voto complessivo 4/10

This must be the place

Pubblicato: 27 ottobre 2011 in 6/10, film, musica, recensione

Un film di Paolo Sorrentino con Sean Penn e Frances McDormand.

Il film è osannato da pubblico (soprattutto) e critica (abbastanza), ma a me non ha convinto del tutto.
La storia c’è, ma il suo svolgersi, soprattutto a livello intimamente emozionale, è solo suggerito.
Le inquadrature annoiano, con i campi lunghi che servono a farci vedere quanto è bella l’America (cosa di cui non abbiamo bisogno).
I cinque minuti con la performance artistica (non solo musicale) di David Byrne sono un po’ isolati, una pausa nel film, una scusa per farci ascoltare della bella musica.

Sì, Sorrentino è un bravo regista e non traslascia nulla per essere sicuro che noi non ci si accorga di ciò…


Voto complessivo 6/10

Pan Am

Pubblicato: 22 ottobre 2011 in 7/10, anni 60, recensione, telefilm

Nuovo telefilm della ABC che ci racconta la storia di un equipaggio (pilota, copilota e quattro “hostess”) della compagnia aerea Pan Am negli anni 60.
Il telefilm si presenta all’apparenza sbarazzino ed effimero, ma in realtà ci racconta la storia degli Stati Uniti di quelli anni (e quindi del mondo) con un occhio per niente superficiale (e poi il fatto che è la storia di un equipaggio, ogni puntata si svolge in una città diversa-solo l’aereo è sempre lo stesso). I personaggi femminili sono il vero fulcro della trama e sono delle vere donne moderne, padrone della loro vita, anche negli anni 60.
Con la tecnica del flashback scopriamo anche molto dei protagonisti, ognuno dei quali ha dei buoni motivi per volare via su un aereo.
Buon telefilm, ben sceneggiato e recitato; non so se sei personaggi sono abbastanza per far durare una serie (quante cose potranno mai capitare loro?), comunque si tratta di una serie molto interessante e da vedere.

Voto complessivo 7/10

A dangerous method

Pubblicato: 20 ottobre 2011 in 4/10, film, psicoanalisi, recensione, sesso

Film di David Cronenberg, con Michael Fassbender, Keira Knightley, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Sarah Gadon.
Il film vuole (vorrebbe) raccontare il legame tra Carl Gustav Jung, la sua paziente Sabina Spielrein e l’altro grande psicologo Sigmund Freud.
All’alba della psicoanalisi, una storia potenzialmente ricca di sfaccettature e già magistralmente pennellata da Roberto Faenza nel film Prendimi l’anima, diventa in questo film un susseguirsi di episodi slegati, sfilacciati, con attori inespressivi o troppo espressivi.
Un film noioso, che non ci spiega nulla, che scade quasi nel morboso e va detto che essere bigotti non è tra le mie caratteristiche

voto complessivo 4/10