Archivio per la categoria ‘6/10’

In questo blog avevamo già pubblicato un post alla conclusione della prima parte della seconda stagione, in cui esprimevamo le nostre perplessità riguardanti l’andamento tortuoso che stava prendendo la serie, augurandoci un rinsavimento degli autori.

In parte c’è stato, ma solo in piccola piccolissima parte.

La seconda stagione è lontana anni luce dalla lucida, tremenda bellezza della strada di vendetta così ben rappresentata nella prima: si fa sempre più tortuosa, con cambi di casacca dei personaggi inesplicabili e inspiegati. Peccato, la perfidia consapevole della protagonista ci aveva appassionato nella prima stagione, ma qui si perde in mille intrighi, poco chiari e con i personaggi dai comportamenti non coerenti.

Insomma, potevano fare di più.

Voto complessivo seconda stagione 6/10 tendente al 5…

Django Unchained

Pubblicato: 11 febbraio 2013 in 6/10, azione, cinema, dramma, film, western
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django unchained

Però, che particolare questo film preparatorio per Kill Bill. Tarantino deve averlo girato molti anni prima di Kill Bill, deve averlo tenuto nel cassetto e fatto uscire adesso per far capire quale è stata la genesi del suo capolavoro.

Come dite?

Non lo ha girato prima?

È il suo ultimo film, appena uscito?

Ma, ma, ma…

Ma il tema è lo stesso (la vendetta, che poi è il tema principale di quasi tutti i suoi film)! solo che ha molte meno idee, il pulp è veramente ridicolo, è inutilmente lungo, manca della raffinatezza di Kill Bill, della profondità psicologica dei personaggi! Sembra un omaggio a Tarantino fatto da un regista che ha trasportato le tematiche care al buon Quentin (appunto la vendetta, il pulp, le frasi taglienti, l’onore, l’ironia) in un’ambientazione Western accidiosa e indolente (ci troviamo poco prima della Guerra Civile, se non vado errato).

In pratica è un film che non ci dice nulla che Tarantino non ci abbia già detto, in più in un contesto, quello western, che ispira più alla contemplazione di lande desolate, che all’azione.

Nota positiva è la recitazione di Christoph Waltz e di Leonardo Di Caprio, due mostri di bravura, anche e soprattutto se confrontati alla performance di Jamie ho-sempre-la-stessa-faccia Foxx (il protagonista).

Insomma, un film di Tarantino va comunque visto, pur essendo preparati a non vedere un capolavoro o un film innovativo o delle idee nuove e brillanti: insomma è come mangiare un buon brodo di dado dopo averne mangiato uno di carne cucinato come ricetta recita.

Voto complessivo 6/10

downton abbey il castValanghe di premi hanno investito questo telefilm e ora, dopo averne visto tre stagioni e i due speciali natalizi posso dire che l’ho trovato abbastanza noioso.

Per carità, la ricostruzione storica sarà pure accurata (si svolge all’inizio del 900, nello Yorkshire), la recitazione degli attori sarà impeccabile, la lingua sarà ricercata (ci sono alcuni errori storici ben perdonabili) e alcune battute veramente raffinate, si piange e si ride, ma tutto ciò non basta.

La trama è stiracchiata, incentrata sull’interazione tra aristocrazia e servitù (o tra membri della stessa classe sociale) con problematiche tipiche di questo mondo, che però risultano veramente poco interessanti nella serialità: possono andare bene in un film (vi dice niente quel capolavoro di film intitolato Quel che resta del giorno? Ecco non c’entra nulla con questo telefilm) o in un libro (con tema simile vi consiglio Snob, sempre di Julian Fellows, il creatore di Downton Abbey), in cui le vicende sono legate in una trama unitaria e limitata nel tempo.

In questo telefilm le sottotrame spesso si trascinano per puntate e puntate per poi risolversi all’improvviso magari con una lettera o con un’alzata di sopracciglia oppure in alcune puntate sembra che non succeda nulla (Wow, hanno comprato una casa!).

Forse il problema è legato al gran numero di personaggi, ognuno dei quali merita attenzione e quindi gli autori, cercando di mescolarne le storie, son costretti a dare ad ognuno brevi flash, dimenticando a volte che stanno girando un telefilm.

L’unica nota di eccellenza, per la quale vale veramente la pena di seguire questo drama, è data da Maggie Smith, con il suo inglese e il suo atteggiamento così posh, così snob, così aristocratico, ma tanto esilarante, abbinato ad una elevata saggezza derivata dall’età e dalla consapevolezza di essere effettivamente superiore, senza il bisogno di dimostralo.

Ovviamente è da seguire rigorosamente in inglese.

Voto complessivo 6/10

Revenge

Pubblicato: 20 dicembre 2012 in 6/10, 8/10, dramma, recensione, telefilm
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revenge

Immaginate di essere una dolce bambina che vive con il papà e a cui viene fatto un torto gravissimo che vi getta nella più profonda disperazione. Fatto? Una volta diventata grande e ottenuti i mezzi necessari non vorreste farla pagare a chi quel torto lo ha causato?

Beh, non so voi, ma la protagonista di questo telefilm americano (che è Emily Van Camp, che ha recitato anche in Brothers and Sisters) ci prova.

Vagamente e molto liberamente ispirato alla storia del Conte di Montecristo di Dumas, questo serial, il cui titolo dice già tutto, parla di vendetta. Di vendetta che va consumata fredda, studiata e ponderata.

Ma vendicarsi vuol spesso dire scendere allo stesso livello di chi ha la colpa originaria, cercando di ripagarlo con la stessa moneta e spesso la protagonista si troverà a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni: sarà pronta ad andare fino in fondo?

La prima stagione è molto bella e perfidia e colpi di scena sono sapientemente mescolati. A metà strada la trama sembra un po’ sfilacciarsi, quasi come se gli sceneggiatori, sorpresi dall’enorme successo dello sceneggiato, per prolungarne la durata, abbiano dovuto allungare la storia, inventando particolari un po’ slegati dal resto delle vicende. Verso la conclusione della prima stagione la trama si riprende e si conclude magistralmente.

Nella seconda stagione, giunta ormai al termine della mid-season, gli autori sembra che vogliano strafare e ad ogni puntata succede tutto e il contrario di tutto, e non sai più chi sia il buono, chi sia il cattivo, chi sia il buono che si finge cattivo o il cattivo che si finge buono che si finge cattivo. Insomma: si fa confusa.

Speriamo che al riprendere della stagione la rotta venga ritrovata per regalarci un grande vendicativo finale.

Voto prima stagione 8/10

Voto seconda stagione (prima parte (6/10)

l'uomo di marketing e la variante limoneSarà che molte delle battute mi erano state anticipate dagli amici che mi avevano consigliato questo libro, ma non l’ho trovato divertente come mi era stato preannunciato.

Le decisioni sulla campagna pubblicitaria da intraprendere per un nuovo prodotto vengono disegnate in maniera talmente inverosimile, che è difficile per un profano coglierne l’ironia.

Anche i siparietti dedicati alle battute durante l’ora di pranzo, al di là della battuta, sono troppo esagerati.

Unica nota positiva, la lunghezza, anzi la brevità, che ti permette di leggerlo mentre aspetti che parta il treno, strappandoti qualche sorriso.

Forse è un po’ troppo anni ’90, che non sono ancora tornati di moda.

Voto complessivo 6/10

The Iron Lady

Pubblicato: 3 febbraio 2012 in 6/10, anni 80, film, storia

Diciamolo forte senza se e senza ma: senza Meryl Streep, questo sarebbe stato un film abbastanza insignificante.

Ho avuto la fortuna di vederlo in lingua originale, cosa alquanto rara in Italia, e ho potuto apprezzare, ancora una volta, la versatilità di questa attrice, che diventa una perfetta signora inlgese. D’altronde la Streep è famosa anche per le sue capacità di imitare magistralmente un gran numero di accenti (vedi il video su YouTube The Many Voices of Meryl Streep).

Ma torniamo al film. Già il trailer che circola è un po’ una mezza truffa, perché i pezzi migliori non ci sono, e sono proprio quelli avevano fatto sperare in un bel film.

Sembra che manchi di una storia che lo renda unitario, un qualcosa di più di pezzetti di documentario, mischiati un po’ a caso.

Buona l’idea di usare filmati originali dell’epoca mischiati a scene girate, saggia la scelta di non esprimere giudizi sull’operato della Tatcher, né incensanti, né di condanna, ma solo di riportare quello che è successo, presentando in un certo senso il conto della storia. Ma, nonostante questi buoni elementi, il film resta appena sufficiente.

Vedetelo se volete ricostruirvi un po’ di storia del Regno Unito dalla fine degli anni settanta all’inizio degli anni novanta; guardatelo se volete godervi una buona prova d’attrice. Ma non vi aspettate di più.

voto complessivo 6/10

J Edgar

Pubblicato: 9 gennaio 2012 in 6/10, film, storia

Diciamolo senza giri di parole, utilizzando una frase tipica delle maestrine che non sanno come dare giudizi negativi ai propri alunni: Clint poteva fare di più.

Sarà che Clint Eastwood, il regista di questo film, che ci racconta 50 anni di vita di J Edgar Hoover (e 50 anni di storia americana), ci aveva abituato bene, ma questo film un po’ delude.

Sicuramente un bel film, recitato da un ottimo Leonardo di Caprio e da una stellare Judi Dench, ma il ritmo è lento, molte cose sono raccontate a voce convulsamente anziché fatte vedere o suggerite con le immagini.

Una scena bellissima, che dimostra proprio la bravura del regista (quella in cui i protagonisti escono dall’ascensore…), lascia proprio l’amaro in bocca perché fa capire che avrebbe potuto essere un film eccezionale, anziché SOLO un bel film.

Voto complessivo 6/10