Hunger di Steve McQueen

Pubblicato: 11 maggio 2012 in 7/10, dramma, film, violenza
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HungerIl film è stato premiato a Cannes con la Camera d’oro nel 2008 e arriva da noi in Italia un po’ in ritardo, forse sulla scia del successo dell’altro film di Stece McQueen in cui il protagonista è sempre Michael Fassbender (sto parlando di Shame).

Forse il film arriva da noi un po’ in ritardo perché narra di un tema poco familiare a noi Italiani (i tumulti nell’Irlanda del nord degli anni 80 e le relative proteste dei prigionieri nei confronti del governo di Margaret Thatcher) e, soprattutto, per l’estrema crudezza con cui il film tratta l’argomento.

Estrema. Forse un po’ troppo.

Alcune scelte registiche le ho trovate veramente notevoli, come le scene inziali con il poliziotto in bagno o mentre fuma, il cui senso si svela a mano a mano che il film procede; oppure il punto centrale del film, un lungo colloquio a camera fissa che divide in due parti il film e ne rivela il significato profondo.

Forse, senza questi particolari avrei classificato il film come inutilmente ed eccessivamente crudo, mentre grazie ad essi riesco a darne un giudizio abbastanza positivo, nonostante la profonda sensazione di disturbo che ho provato.

Una cosa va detta: senza il dialogo centrale il film sarebbe stato solo un documentario sul corpo umano e sulle sue degenerazioni.

voto complessivo 7/10 (solo per stomaci molto forti…)

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commenti
  1. mamiche ha detto:

    Non è facile raccontare quella particolare esperienza per cui, data l’impossibilità di conciliarsi con una situazione politica e sociale che si ritiene intollerabile per la propria libertà (e quindi per il proprio essere nel mondo), il soggetto usa il proprio corpo (e quindi infine la propria vita) come strumento di protesta. Mc Queen ci prova, sperimentando un registro direi sperimentale: alcune scene usano ad esempio il tempo (la lunghezza infinita di una ripresa che inquadra un’attività triviale come la pulizia del corridoio dove affacciano le celle) e sono le scene più difficili da capire. Se per noi – italiani – il tema dell’Irlanda può sembrare lontano, mi domando cosa può significare questo film per chi è stato coinvolto direttamente: le madri e mogli dei detenuti ad esempio sono state riconoscenti per questa difficile testimonianza? I sopravvissuti si sono riconosciuti?
    Il carcere continua ad essere uno scenario narrativo particolare, che rende il quotidiano struggimento umano (agire contro il tempo che passa indifferente ai nostri desideri) particolarmente significativo.

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