Twitter e il present continuous

Pubblicato: 3 aprile 2012 in social
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C’è chi dice che Twitter fa schifo, c’è chi dice che Twitter non esiste e c’è pure chi dice che su Twitter non si deve parlare di sé. Da utente e fruitore, penso che Twitter non faccia schifo, che esista come luogo dove scegliere attentamente chi seguire – se si vuole avere un’eTWITTERsperienza qualificante – e che ognuno possa parlare di quello che più gli pare e piace, rimanendo cosciente del fatto che questo lo espone al rischio che qualcuno possa smettere di seguirlo, annoiato da inutili chiacchiericci, anzi, cinguettii. In sostanza è soprattutto il luogo in cui l’informazione è altrettanto libera per mittente e ricevente.

Personalmente ritengo che Twitter abbia un valore, ma che si limiti al present continuous. Mi spiego meglio. Durante l’ultimo Sanremo, la cosa che rendeva impagabile la visione del Festival erano i tweet in tempo reale: sia che fossero trancianti o radicali o estasiati o dubitativi o graffianti o recensivi, arricchivano l’esperienza della visione con un’opinione sulla canzone, sul cantante o anche solo sulla sua scelta di scarpe.

Non ho visto poi tutte le serate (ma qualche essere umano c’è veramente riuscito?) e quindi, per diletto, ho provato a capire cosa fosse successo in quella serata la mattina dopo, scorrendo i cinguettii relativi. Ebbene li ho trovati noiosi e assolutamente al di fuori di ogni contesto, e non mi consentivano di capire come realmente fossero andate le cose e quali fossero stati gli episodi più significativi. Twitter non è ideale per raccontare un passato remoto, né tantomeno per un futuro lontano: Twitter è come il present continuous, il tempo verbale che in inglese descrive un’azione che si sta svolgendo nel momento esatto in cui si parla o comunque in un limitato periodo di tempo di cui si parla (per amor di precisione linguistica va detto che si usa anche per azioni programmate in un preciso momento del futuro, ma questo al corso base di inglese non te lo dicono). Un cinguettio ha valore solamente se associato a quello che sta accadendo nel momento in cui viene scritto o comunque nel suo immediato intorno. E poco sembra valere l’obiezione che spesso vengono “twittati” articoli di interesse più generale o di opinione: dopo un po’ si perdono nel flusso degli altri tweet, sopravvivono a se stessi solo se qualcuno li ritwitta, ma sono pur sempre destinati a breve vita.

L’effimera vita di un cinguettio non ne sminuisce di certo il valore, avendo in potenza capacità di denuncia (vedi la diffusione dei tweet durante la cosiddetta Primavera Araba) o di stimolo di discussione. Però queste ultime si spostano più su altri mezzi di comunicazione, che consentono di articolare opinioni in più di 140 caratteri, come i blog, che in questo inizio di anni 10 stanno conoscendo un nuovo periodo d’argento, dopo un breve declino da quello d’oro causato probabilmente dalla nascita dei social network come Facebook, Orkut, Flickr e, appunto, Twitter. Ma di questo argomento parleremo, magari, un’altra volta.

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commenti
  1. mamiche ha detto:

    Quindi Twitter-Present-Continuous è un po’ come l’Augmented Reality, uno strumento per avere un’esperienza aumentata della cosiddetta “realtà” (parola che Nabokov consigliava di mettere sempre tra virgolette). Così, se vedere Sanremo è un’esperienza “reale”, vederlo con il sottofondo dei cinguettii fa aumentare in qualche modo i dati in entrata, rendendo l’intrattenimento ancora più gustoso, persino oltre le intenzioni degli organizzatori.
    Senza però il companatico (“vedere Sanremo”) i cinguettii risultano sciapiti come il pane di Terni.

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